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PROFESSIONE DOCENTE

Parola di insegnante

Attraverso un immaginario racconto a pi voci, la condizione del docente nel suo quotidiano impegno per la scuola

di Antonio Sofia
13 Aprile 2005

L'Istituto Nazionale di Documentazione per l'Innovazione e la Ricerca Educativa ha tra i suoi obiettivi quello di accompagnare ogni singolo insegnante nell'esperienza del quotidiano e offrirgli la possibilit di violare quel regime di isolamento che spesso, in situazioni di crisi e non, sembra costringere una professionalit cos intimamente esposta a problematiche di complessa gestione emotiva e pragmatica.
Tante pagine memorabili della letteratura riguardano gli insegnanti: il tracciato attraverso alcune di esse pu aiutare a comprenderne i turbamenti, sentirne lo smarrimento e condividere le pi celate vulnerabilit dell'essere docente.  


Dia IndireCos passava e ripassava quattro volte al giorno, prima e dopo il mezzod, sempre con un ragazzetto svogliato per mano, gli altri sbandati dietro, d'ogni ceto, d'ogni colore, col vestitino attillato alla moda, oppure strascicando delle scarpacce sfondate; per tenendosi accosto, invariabilmente le scolare che stavano pi vicino di casa, sicch, ogni mamma poteva credere che il suo figliuolo fosse il preferito. Le mamme lo conoscevano tutte; dacch erano al mondo l'avevano visto passare mattina e sera, col cappelluccio stinto sull'orecchio, le scarpe sempre lucide, i baffi come le scarpe, il sorriso paziente e inalterabile nel viso disfatto di libro vecchio; senza altro distacco che il vestito mangiato dal sole e dalla spazzola, sulle spalle un po' curve.
G. Verga, Il maestro dei ragazzi, 1887

Ma un giorno, sul principio di maggio, gli segu un caso che ebbe per effetto di scuotere fortemente le sue idee intorno all'educazione. Stava in faccia all'uscio della scuola, con l'ombrello in mano, sotto una pioggia fitta, a invigilare l'uscita degli ultimi alunni, quando sent dietro a s le grida disperate d'un ragazzo, e, voltandosi, vide un contadino in maniche di camicia che con una mano teneva afferrato per la nuca uno dei suoi alunni, e con l'altra lo picchiava furiosamente nel viso. L'istinto imperioso che l'aveva sempre gettato con un coraggio cieco contro i percotitori dei fanciulli, lo gett contro quell'uomo. Si cacci, gridando, fra lui e la vittima, fu percosso, afferr la mano che percoteva, si sforz di separarli; ma non riusciva che a inferocir di pi quel furioso. Era il padre che aveva scoperta una birbonata del figliuolo mentre era a scuola, ed era venuto ad aspettarlo all'uscita perch non pigliasse pei campi.
- Me ne infischio del maestro! - urlava continuando a menar le mani; - ho diritto di castigare i miei figliuoli! Mi si levi d'attorno, giuraddio, o ne do anche a lei!
Gli alunni intanto avevan fatto cerchio, altra gente accorreva; il maestro riusc a buttar via con uno spintone il ragazzo, che and a dar la schiena nel muro, atterrito, filando sangue dal naso.
E. De Amicis, Il romanzo di un maestro, 1886

5 Novembre.
In questi giorni non ho avuto un minuto di tempo per scrivere nel mio caro giornalino, e anche oggi ne ho pochissimo perch ho da fare le lezioni. Proprio cos. Si sono riaperte le scuole, e io ho messo giudizio e voglio proprio studiare sul serio e "farmi onore", come dice la mamma. Con tutto questo non posso esimermi di mettere qui, nel giornalino delle mie memorie, il ritratto del professore di latino che cos buffo, specialmente quando vuol fare il terribile e grida:
- Tutti zitti! Tutti fermi! E guai se vedo muovere un muscolo del viso!...
Per questo noialtri, fin dai primi giorni gli s' messo il soprannome di "Muscolo" e ora non glielo leva pi nessuno, campasse mill'anni!
A. F. Vamba, Il giornalino di Gian Burrasca, 1920

- Ho il figlio malato, potrei andare a casa mezz'ora?- domandai.
Il direttore mi guard scuotendo la testa.
- Le voglio raccontare un aneddoto, signor maestro Mombelli. Quando noi eravamo ancora maestro, capit che mio padre stava morendo. Noi andammo a scuola e ci dimenticammo che nostro padre stava morendo. Questo perch? Perch, signor maestro, le preoccupazioni personali non si devono portare nell'aula scolastica. Ma pensi, signor maestro Mombelli, ai missionari, pensi che la nostra una missione. Mi faccia vedere il registro, signor maestro!
Sfogli il registro e si port le mani ai capelli.
- Signor maestro, stia attento alle anellate! La elle deve toccare la riga superiore; la effe deve toccare quella superiore e quella inferiore; la di invece l'unica anellata che non deve toccare la riga superiore ma deve fermarsi poco sotto, alla stessa altezza della ti... Ah! Non c' un'anellata che sia ben anellata, signor maestro! Vede qui: la bi pi alta della elle; la gi pi bassa della effe. Ma, signor maestro, il registro un documento ufficiale!
L. Mastronardi, Il maestro di Vigevano, 1962

Dia, IndireVerso il meriggio, per, venne dai Verre poveri il maestro di scuola, il signor Giacinto Tedde, un bel giovine di vent'anni, alto ed elegante, tutto roseo in volto.
Vedendolo salire i gradini della roccia, il piccolo studente arross e si sent battere il cuore, anche perch provava un vivo sentimento di ammirazione e di rispetto, tanto per il talento quanto per l'eleganza del giovine maestro.
- Ebbene, buon giorno, che notizie da ieri ad oggi? - chiese il maestro.
- Favorisca, venga su - disse Andrea, tutto vergognoso per la miseria della sua casetta. Ma il giovine volle stare in cucina, e non si guard attorno: del che Andrea gli fu grato.
G. Deledda, Per riflesso, 1905

Era sempre rimasta in piedi, nel corso della lezione. Tese la mano, afferr la caraffa e, tenendola per il manico, disse: "Non capisco perch i bambini siano cos repellenti. Sono un vero flagello, come gli insetti. Bisognerebbe sbarazzarsene una volta per tutte, come si uccidono le mosche con l'insetticida o con la carta moschicida; perch non inventare uno spray che ci liberi dai bambini piccoli? Sarebbe splendido entrare in questa classe con una bombola gigantesca e spruzzare dappertutto. Delle enormi strisce di carta appiccicaticcia sarebbero ancora meglio. Le appenderei ovunque, voi ci rimarreste attaccati, e addio. Non le sembra una buona idea Dolcemiele?".
"Se si tratta di uno scherzo, direttrice, non lo trovo molto divertente."
"Non mi stupisce. Comunque, non scherzavo. Secondo me la scuola perfetta quella dove i bambini non ci sono. Un giorno aprir un istituto del genere. Penso che avrebbe un grande successo".
R. Dahl, Matilde, 1983

Infatti, Kolja una volta gli aveva posto la domanda: "Chi fond Troia?", al che Dardanelov aveva risposto vagamente parlando di popoli, dei loro spostamenti, delle trasmigrazioni, della remotezza dei tempi, della mitologia, ma non riusc a rispondere esattamente alla domanda su chi effettivamente avesse fondato Troia, cio proprio quali persone, anzi, chiss perch, considerava la domanda oziosa e inconsistente. Ma i ragazzi restarono nella convinzione che Dardanelov non sapesse chi aveva fondato Troia.
F. Dostojewskij, I fratelli Karamazov, 1880

- Prendiamo i verbi, - continu il professor Grammaticus. - Secondo me essi non si dividono affatto in tre coniugazioni, ma soltanto in due. Ci sono verbi da coniugare e quelli da lasciar stare, come per esempio: mentire, rubare, ammazzare, arricchirsi alle spalle del prossimo. Ho ragione s o no?
- Parole d'oro - disse la domestica. E se tutti fossero stati del parere di quella buona donna la riforma si sarebbe potuta fare in dieci minuti.
G. Rodari, La riforma della grammatica, 1964

Dia, Indire4 maggio 1986. Ora il tempo della nube mortale che viene dall'Est: cos, con tono scespiriano, comincia il documento della nostra sezione Cgil sul disastro di Cernobyl. A scriverlo sono stati il collega Vivaldi e il collega Pettazzoni, che seguitano, abbassando il tono: "la nube bussa ai vetri delle nostre aule e cerca di entrare, come tanti altri eventi di quest'anno scolastico fin troppo intenso". Ma i docenti fanno finta di niente - riassumo qui io a occhio e croce: fuori danno l'assalto ai supermercati, fanno incetta di surgelati, temono per la vita dei loro figli; dentro dicono: "Parliamo di Parini" o incollano le fascette intorno ai compiti appena corretti. "La routine la nostra armatura" conclude il testo, gi affisso in bacheca. "Se si spezza cadiamo in ginocchio".
D. Starnone, Ex cattedra, 1989

Quando le scuole erano chiuse per le vacanze estive, la maestrina Boccarm non sapeva che farsi della sua libert. Avrebbe potuto viaggiare, coi risparmi di tanti anni; le bastava sognare cos, guardando le navi ormeggiate nel Molo o in partenza.
L. Pirandello, La maestrina Boccarm, 1924

 

 


 

 
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